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Mario Castellacci - la biografia -
Mario Castellacci è morto il 4 dicembre del 2002 e Oreste Lionello, che a lui lego’ la sua carriera di attore, disse : <<E’ un grande acquisto per l’aldilà. Mario era un uomo che non amava apparire, nonostante la sua grandezza era un uomo che non si prendeva mai sul serio e credette fino in fondo alla forza dell’ironia>>.
Mario Castellacci nasce a Reggio Calabria il 16 luglio del 1924 da genitori toscani. Il padre, impiegato di banca, viene continuamente trasferito costringendo la sua famiglia a continui cambiamenti. Per Mario le elementari saranno in Calabria, il ginnasio e il liceo a Bari, l’Università – facoltà di Scienze politiche – a Roma.
Nel settembre del 1943 abbandona gli studi per abbracciare l’avventura della Repubblica di Salò, esperienza che, artisticamente, produsse la canzone Le donne non ci vogliono più bene: un immediato successo definito, molti anni dopo da Giorgio Bocca, “la più bella canzone del periodo della guerra”. Tornato a casa, a guerra conclusa, cominciò la sua attività di giornalista come collaborare di diverse testate umoristiche. Finché alla fine degli anni ’50 entrò alla Rai. Con il passare degli anni, però, il mestiere di giornalista non lo appagava completamente e, raggiunto il grado di vice redattore capo, Mario Castellacci, lasciò la Rai per imboccare una nuova strada, quella del teatro. Nel 1965 fonda a Roma insieme agli amici Pierfrancesco Pingitore, Luciano Cirri, Raffaello Della Bona, Piero Palumbo e Gianfranco Finaldi il cabaret Il Bagaglino per il quale collabora fino al suo ultimo giorno di vita. Oltre agli spettacoli teatrali a partire dagli anni ’70 Il Bagaglino produce una serie di varietà televisivi, il primo dei quali fu la trasmissione Dove sta Zazà con Oreste Lionello, Pippo Franco, Enrico Montesano e Gabriella Ferri, dalla quale, proprio interpretata dalla Ferri esce la canzone, scritta per l’occasione da Castellacci, Sempre che detenne il podio della hit parade per 18 settimane.
Sempre per la televisione Castellacci scrive i testi di molte trasmissioni presentate da Gigi Proietti: - Di che vizio sei? - Io a modo mio - Club ’92 ma soprattutto le 15 puntate di Villa Arzilla, spassosa commediola ambientata in una elegante casa di riposo.
Insieme al suo coautore e amico Pierfrancesco Pingitore scrive la sceneggiatura del film Remo e Romolo girato a Bassano in Teverina dove da alcuni anni Castellacci e la sua compagna Santa Fiumara si erano trasferiti.
Arriva così, di spettacolo in spettacolo, una data particolarmente importante per la vita e l’arte di Mario Castellacci: il 9 ottobre del 1981, giorno in cui, al teatro Unione di Viterbo, debutta la sua commedia musicale sulla vita di San Francesco Forza venite Gente.
Sempre a Bassano in Teverina inventa il locale La piazzetta un ristorante cabaret pensato e costruito come una scenografia di una piazza di paese, dotata oltre che di fontane e monumenti anche di un piccolo palcoscenico, dove accanto alla buona cucina (uno degli hobby preferiti di Castellacci) si poteva godere anche di uno spettacolo: un luogo di piacere per Mario che tra una pasta e fagioli e un buon bicchiere di vino non disdegnava versi e canzoni presentate per lo più da giovani artisti che coglievano quell’esperienza come un atipico provino. Sulle tavole de La piazzetta passarono i molti artisti affermati amici di Mario ma anche giovani con un futuro ancora sconosciuto come Giorgio Tirabassi, Piermaria Cecchini, e molti altri.
Nel 1987, Castellacci sempre fedele a quell’entusiasmo e quell’amore per il teatro e per i giovani che lo contraddistinguevano, firma la regia di una preziosa manifestazione popolare: L’Orlando in piazza. Segue un laboratorio teatrale presso il liceo classico di Todi e trasforma il vecchio cinema parrocchiale abbandonato all’incuria del tempo in un delizioso teatro il Todeon; perché, e questo gli amici lo sanno bene, ovunque andasse, Mario, se non c’era già, costruiva un teatro.
E Todi fu anche il luogo che gli permise un’ennesima avventura artistica e intellettuale quella della letteratura, qui nascono le raccolte di versetti e poesie Todi et amo aneddoti, personaggi e fatti tuderti rivisitati dalla fantasia e dalla satira dell’uomo di teatro.
Semi di zucca, 72 poesie dallo stesso autore definite “versetti antimoderni” e Viva l’Italia 29 sonetti per tentare di raccontare un capitolo dimenticato della storia d’Italia: l’esperienza che molti giovanissimi fecero nella Repubblica di Salò. Nel ‘98 Mario Castellacci scrive il suo unico romanzo: La memoria bruciata, pubblicato da Mondadori. Quasi un’autobiografia, ma anche un romanzo storico, La memoria bruciata ripercorre l’infanzia e la giovinezza del suo autore per un arco di tempo di quasi un quarto di secolo fino alla seconda guerra mondiale, un affresco umano dove fatti personali e politici si intrecciano senza soluzione di continuità.
Infine, per non dimenticare lo spirito e l’umorismo mai assopito di Mario Castellacci, quasi come un irriverente testamento letterario la sua ultima opera Versetti in maschera – pubblicata postuma – è una raccolta di anagrammi, sciarade, palindromi, bisenso sotto forma di sonetti, versi liberi, semplici, terzine, distici... ed è firmata con l’anagramma “Marcello Stiaccia”.
Mario Castellacci è morto il 4 dicembre del 2002 ed è sepolto nel piccolo cimitero di Bassano in Teverina. |
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