|
Forza venite gente
Nei primi anni Ottanta, Mario Castellacci, aveva lasciato Roma per andare a vivere a Bassano in Teverina, un piccolo centro medioevale in provincia di Viterbo. Qui, dove il Della Bona aveva cominciato a ristrutturare il vecchio borgo del Duecento, durante la pause lavorative Castellacci portava il suo teatrino nelle cantine. Si voleva fare un posto per la cultura dove unire artisti, intellettuali, giornalisti, attori, uomini di spettacolo. Si voleva fare una piccola Spoleto romana con le sue piazzette, le sue osterie, dove lo spettacolo doveva farla da padrone: un Meo Patacca della Tuscia, ma di buon gusto. Un palcoscenico da strada come per un carro di Tespi. Il progetto ammarò, ma a Bassano in Teverina nacque Forza venite gente.
Il primo importante consenso arrivò dal Comune di Viterbo che credendo subito nell’impresa accordò un finanziamento di venti milioni di lire e la disponibilità del teatro dell’Unione per prove e debutto.
<<Il resto dei soldi ce li mise lui chiedendo un prestito alla banca di Viterbo - continua Santa Fiumara – poi coinvolse nell’impresa Maurizio Tognalini (architetto e scenografo del Bagaglino) per scene e costumi e il falegname di Bassano, Paolino Paris, per la realizzazione>>.
Per quanto riguarda i testi il punto di partenza furono, naturalmente, i Fioretti di San Francesco, ma, quello che sopra ogni cosa Mario Castellacci voleva che arrivasse al pubblico non era la lettura filologica del testo francescano, quanto piuttosto, quello spirito di ‘perfetta letizia’ - come recita uno dei brani dello spettacolo - che esso emana. Uno spirito ed una filosofia che con semplicità e un metalinguaggio alquanto popolare ha di fatto operato una rivoluzione culturale di portata ingiustamente sottovalutata e ancor oggi attuale. Ed a suffragio di quanto appena affermato riportiamo un brano tratto da un’intervista che Mario Castellacci concesse al settimanale Gente il 23 ottobre del 1981:<< Abbiamo colto gli aspetti più festosi della vita di frate Francesco – spiga lo stesso Castellacci – la semplicità, il colloquio con la natura, la speranza, la fiducia, e li abbiamo messi a confronto con lo scetticismo, con l’avarizia anche morale, in definitiva con la paura di vivere del padre . Pietro Bernardone è un uomo di buon senso, legato alla logica della famiglia e della bottega. Parla come un padre dei nostri giorni, chiedendo consensi ad altri padri presenti in platea. Da questo contrasto tra la prudenza e la fantasia, tra il presente e il futuro nasce uno spettacolo sorridente, colorato, festoso, tra la storia e la favola>>.
E così, si arrivò al fatidico 9 ottobre 1981. Dal teatro dell’Unione di Viterbo parte una delle più belle avventure della vita e dell’arte di Mario Castellacci; un’avventura che malgrado gli anni ha saputo, non solo sopravvivere a se stessa, ma anche sbaragliare la concorrenza di onorevolissime produzioni realizzate nel frattempo sullo stesso tema. |